Cosa l’EMDR non è: chiarire alcuni equivoci comuni
Quando si sente parlare di EMDR, è facile che emergano idee imprecise. Alcune rassicuranti, altre spaventose. Chiarire cosa non è l’EMDR aiuta a orientarsi meglio e a ridurre aspettative o timori inutili.
L’EMDR non è ipnosi. La persona resta sempre presente, consapevole, in grado di fermarsi e di parlare. Non perde il controllo né viene “guidata” a fare qualcosa contro la propria volontà. Il lavoro avviene in uno stato di attenzione vigile, non di trance.
L’EMDR non cancella i ricordi. Ciò che è accaduto resta parte della storia personale. Quello che può cambiare è il modo in cui quel ricordo viene vissuto oggi: meno invasivo, meno attivante, meno legato a reazioni automatiche.
L’EMDR non forza l’esposizione. Non si tratta di rivivere l’evento nel dettaglio né di restare nel dolore più a lungo possibile. Il metodo è strutturato proprio per evitare un sovraccarico, procedendo solo quando ci sono sufficienti risorse e stabilità.
L’EMDR non è una tecnica rapida per “stare meglio subito”. In alcuni casi i cambiamenti sono evidenti in tempi contenuti, in altri il lavoro richiede più gradualità. Non ci sono promesse, né scorciatoie. Il ritmo è sempre calibrato sulla persona.
Infine, l’EMDR non sostituisce la relazione terapeutica. Non è una procedura meccanica applicabile a prescindere. Funziona all’interno di un percorso, con valutazione, contenimento e attenzione continua a ciò che emerge.
Molte persone riferiscono che comprendere questi aspetti riduce la paura iniziale. Sapere cosa l’EMDR non è permette di avvicinarsi al metodo con maggiore realismo e tranquillità.
Se stai cercando di capire se questo approccio può fare per te, partire da informazioni chiare è già un primo passo di orientamento.
