Che cos’è l’EMDR e perché si usa in psicoterapia
Molte persone arrivano in terapia con una sensazione difficile da spiegare: “so che è successo tempo fa, ma il corpo reagisce come se fosse adesso”. L’EMDR nasce per lavorare proprio su questo tipo di esperienza.
EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing. In italiano: desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. È un approccio psicoterapeutico strutturato, sviluppato per aiutare la mente a rielaborare ricordi che non si sono integrati in modo adeguato.
Secondo il modello teorico dell’EMDR, alcuni eventi restano “bloccati” nella memoria insieme alle emozioni, alle sensazioni corporee e alle convinzioni negative che si sono formate in quel momento. Quando qualcosa nel presente richiama anche lontanamente quell’esperienza, il sistema reagisce come se il pericolo fosse ancora attivo.
Il lavoro con l’EMDR non consiste nel raccontare ripetutamente ciò che è accaduto, né nel “forzare” il ricordo. Il trattamento segue fasi precise, in cui si costruisce prima una base di sicurezza e stabilità. Solo dopo si procede alla rielaborazione, utilizzando una stimolazione bilaterale (come i movimenti oculari) che facilita un naturale processo di integrazione della memoria.
Molte persone descrivono, nel tempo, una riduzione dell’intensità emotiva del ricordo e una diversa percezione di sé rispetto a ciò che è accaduto. Il passato resta, ma non invade più il presente.
Se senti che alcune reazioni emotive o corporee non dipendono solo da ciò che vivi oggi, parlarne può essere utile. A volte comprendere come funziona un approccio è già un primo passo di orientamento.
