EMDR

I trigger del presente: perché in EMDR non si lavora solo sul passato

Molte persone pensano che l’EMDR sia una terapia “rivolta all’indietro”, concentrata solo su ciò che è accaduto anni prima. In realtà, una parte centrale del lavoro riguarda ciò che succede oggi. I cosiddetti trigger — situazioni, parole, gesti, contesti — sono spesso il motivo principale per cui si chiede aiuto.

Un trigger è qualcosa che, nel presente, riattiva una risposta emotiva o corporea sproporzionata. Può essere una critica, un silenzio, un luogo, una sensazione fisica. La persona spesso dice: “so che non è grave, ma reagisco come se lo fosse”. Questo scarto è un’informazione clinica importante.

Dal punto di vista dell’EMDR, i trigger non sono il problema in sé. Sono segnali. Indicano che una rete di memoria non è stata completamente rielaborata. Il sistema nervoso non distingue più tra “allora” e “adesso”, e risponde come se l’esperienza passata fosse ancora attiva.

Per questo motivo, nel lavoro EMDR si presta attenzione anche alle attivazioni attuali. Analizzarle permette di capire quali memorie vengono riaccese e in che modo. A volte è proprio partendo da un trigger del presente che si individua il target più adatto su cui lavorare.

Molte persone riferiscono che, rielaborando questi collegamenti, le reazioni quotidiane cambiano in modo concreto: meno scatti emotivi, meno evitamento, una maggiore capacità di restare nella situazione senza sentirsi travolti. Il presente torna a essere presente, non più una replica del passato.

Se ti riconosci in reazioni che si accendono “senza motivo”, può essere utile sapere che l’EMDR non guarda solo indietro. Spesso lavora proprio lì dove la difficoltà si manifesta oggi, per permettere al sistema di aggiornarsi.

Gaetano Gallo, Psicologo e Psicoterapeuta

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