Quando ti senti “altrove”: capire la dissociazione senza spaventarsi
In alcune situazioni la persona può accorgersi di sentirsi distante: come se fosse dietro un vetro, come se l’ambiente fosse irreale, o come se le emozioni fossero “spente”. Questo fenomeno si chiama dissociazione e, nella maggior parte dei casi, non è follia né perdita di controllo: è una risposta protettiva del sistema nervoso.
Quando un’esperienza è troppo intensa, il cervello può ridurre l’impatto percettivo ed emotivo per permettere di funzionare. È un modo per “sopravvivere” a qualcosa che, in quel momento, è percepito come ingestibile. Il problema nasce quando questo meccanismo si attiva anche nel presente, in contesti non pericolosi, creando senso di estraneità e confusione.
Spesso la dissociazione è alternata a fasi di iperattivazione: il corpo “accelera”, poi si spegne. Riconoscere questa oscillazione è già un primo passo, perché consente di smettere di interpretarla come un difetto personale.
In psicoterapia si lavora per aumentare gradualmente la capacità di restare nel qui-e-ora, senza forzare. Tecniche di grounding (radicamento) e di regolazione corporea aiutano a riconoscere i primi segnali e a rientrare in una presenza più stabile. Comprendere la dissociazione riduce la paura: non è “debolezza”, ma un adattamento che può essere ricalibrato.
