Ansia sociale: quando lo sguardo degli altri pesa troppo
Alcune persone evitano situazioni sociali non perché non ne abbiano voglia, ma perché l’attivazione emotiva diventa difficile da gestire. Parlare in pubblico, intervenire in una riunione, incontrare persone nuove o anche solo stare in mezzo agli altri può provocare tensione, tachicardia, mente vuota, bisogno di scappare.
Dal punto di vista clinico, l’ansia sociale non riguarda semplicemente la timidezza. In molti casi è legata a esperienze in cui l’esposizione agli altri è stata associata a giudizio, umiliazione, esclusione o aspettative eccessive. Il sistema nervoso impara che mostrarsi è rischioso.
Quando questo accade, anche contesti neutri vengono letti come minacciosi. Lo sguardo altrui diventa un possibile pericolo. La persona può sentirsi costantemente osservata, valutata, “sbagliata”, anche quando razionalmente sa che non è così.
Il lavoro con l’EMDR non si concentra sull’eliminare l’ansia nelle situazioni sociali, né sull’allenare strategie di esposizione forzata. Il focus è rivolto alle esperienze che hanno costruito quella risposta di allarme. Attraverso un percorso graduale, si lavora per rielaborare i ricordi che hanno legato la presenza degli altri a una minaccia.
Nel tempo, molte persone riferiscono che l’attivazione diminuisce, il corpo resta più presente, la mente meno bloccata. Le situazioni sociali non diventano sempre facili, ma smettono di essere vissute come pericolose.
Se ti riconosci in un evitamento che limita la tua vita o in una costante paura del giudizio, può essere utile fermarsi a capire da dove nasce. A volte non è la situazione attuale a fare paura, ma ciò che il corpo ha imparato molto tempo fa.
